Lo scorso 20 luglio il presidente cinese XiJinping ha sottolineato che Henry Kissinger ha festeggiato da poco il suo centesimo compleanno e ha visitato la Repubblica Popolare della Cina per più di cento volte. La combinazione di queste due “centinaia” rende questa volta la visita nella RP della Cina di particolare significato.

Il viaggio di Kissinger in terra cinese, è statopreceduta dalla visita di Xie Feng, il nuovo ambasciatore della RP della Cina negli Stati Uniti d’america: il diplomatico si è recato a Kent, nel Connecticut, per incontrare Kissinger ed esprimere le congratulazioni della RP della Cina per il suo centesimo compleanno. Le due parti hanno scambiato opinioni approfondite sulle relazioni sino-statunitensi e su questioni internazionali e regionali di interesse comune.

Cinquantadue anni fa, la RP della Cina e gli Stati Uniti d’America erano a un punto di svolta critico.Il presidente Mao Zedong, il primo ministro Zhou Enlai, il presidente Richard Nixon e il consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, fecero la scelta giusta della cooperazione sino-statunitende con una visione strategica d’eccezione, ed avviato il processo di normalizzazione della relazioni sino-statunitensi. La svolta cambiò i due Paesi e ha condotto il mondo in uno stato di maggiore distensione, non dimenticando che la Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, svoltasi nella capitale finlandese (luglio-agosto 1975) vide Henry Kissinger, divenuto il 56° segretario di Stato, fra le maggiori eminenza grigie dell’evento diplomatico; fu un nuovo congresso di Vienna che dove il novello Metternich/Talleyrand ebbe grande voce in capitolo fra le quinte.

I cinesi apprezzano l’amicizia e non dimenticano il vecchio amico e il suo contributo storico alla promozione dello sviluppo dei rapporti reciproci e al rafforzamento dell’amicizia tra i popoli cinese e statunitense. Il mondo sta attualmente subendo grandi cambiamenti mai visti in un secolo nella struttura internazionale. Repubblica Popolare della Cina e Stati Uniti d’America sono ancora una volta al bivio di dove dirigersi, e le due parti sono obbligati a delle scelte fondamentali.

Guardando al futuro, Pechino e Washington possono raggiungere il successo reciproco e la prosperità comune. La chiave è seguire i tre principi del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti. Ed è su questa base, che la RP della Cina è disposta a discutere con gli Stati Uniti d’America su come i due Paesi possano andare d’accordo e promuovere il costante sviluppo dei contatti, il che è vantaggioso per entrambe le parti e specie per il resto mondo.

E a questo proposito si spera che Kissinger e le persone con un particolare intuito della politica estera negli Stati Uniti d’America – che non siano l’imbelle personaggio che pro forma continua a detenere il ruolo di capo della Stato – continuino a svolgere un ruolo costruttivo nel riportare le relazioni RP della Cina-Stati Uniti d’America sulla retta via intrapresa oltre mezzo secolo fa.

Kissinger, nell’incontro con Xi Jinping ha espresso la sua gratitudine al presidente cinese per averlo incontrato proprio nello stesso edificio, dove Kissingner aveva visto segretamente il 9-11 luglio, gli alti dirigenti cinesi durante la sua prima visita nella RP della Cina.

Da parte cinese si è affermato il punto che si debbano rispettare i principi stabiliti nel Comunicato Congiunto di Shanghai di Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare della Cina – documento diplomatico emesso dalle parti il 27 febbraio 1972, l’ultima sera della visita del presidente Richard Nixon in terra cinese.

In esso gli Stati Uniti d’America hanno riconosciuto («acknowledged») formalmente che «all Chinese on either side of the Taiwan Straitmaintain there is but one China» (tutti i cinesi su entrambi i lati dello stretto di Taiwan sostengono che esiste una sola Cina). V’è comunque da dire che l’uso della parola «riconosciuto» (acknowledged) piuttosto che «accettato» (accepted) è spesso citato come esempio della posizione ambigua degli Stati Uniti d’America riguardo al futuro di Taiwan, mentre nella traduzione cinese concordata, vi sono le parole «cheng ren (承认(承认)», le quali voglioni dire sia «riconoscimento» che «accettazione».

Il comunicato congiunto includeva anche l’auspicio di ampliare i contatti economici e culturali tra i due Paesi, anche se non furono menzionati passi concreti. Il comunicato affermava che la normalizzazione delle relazioni avrebbe contribuito «all’allentamento della tensione in Asia e nel mondo».

Le stesse relazioni con Washington furono varate il 1° gennaio 1979 e si basarono su un singolare compromesso: la Repubblica Popolare della Cina non avrebbe mai dichiarato di non dover usare la forza contro Taiwan, ma al contempo non si opponeva a che gli Stati Uniti d’America continuassero a fornire di armamenti il governo di Taipei, col quale la Casa Bianca aveva rotto formalmente il 16 dicembre 1978.

Prima di incontrare Xi Jinping, Kissinger s’è visto il 18 luglio con il consigliere di Stato e ministro della Difesa cinese Li Shangfu. Il ministro cinese ha affermato che alcune persone negli Stati Uniti d’America non desiderano incontrare la RP della Cina a metà strada, e ciò fatto oscillare le relazioni sino-statunitensi al punto più basso dall’instaurazione delle predette relazioni diplomatiche.

La realtà dell’interdipendenza tra i due Paesi è stata ignorata, la questione della cooperazione win-win vincente è stata distorta e l’atmosfera di comunicazione amichevole notevolmente pregiudicata.

La RP della Cina è sempre stata impegnata a costruire relazioni con Washington stabili e costruttive e spera che la parte statunitense collabori per attuare un consenso comune e promuovere assieme uno sviluppo sano e stabile del rapporto tra i due Paesi e le rispettive forze armate.

Kissinger ha risposto che è nella RP della Cina come amico ma al contempo sfide e opportunità coesistono nel mondo attuale: Stati Uniti d’America e  RP della Cina dovrebbero eliminare le incomprensioni, coesistere pacificamente ed evitare il confronto.

Kissinger ha sottolineato: «La storia e la pratica hanno continuamente dimostrato che né gli Stati Uniti d’America né la Repubblica Popolare della Cina possono permettersi di trattare l’altro come un avversario. Se i due Paesi entrano in guerra, non porteranno alcun risultato significativo ai due popoli».

Kissinger ha ribadito che la comprensione e la gestione delle relazioni Washington-Pechino – in particolare l’inversione dell’attuale difficile situazione – richiede un’ampia veduta di pensiero nonché speculazioni storiche e filosofiche. È necessario che entrambe le parti mostrino saggezza, lavorino insieme e si sviluppino congiuntamente. I due eserciti dovrebbero rafforzare la comunicazione e fare il loro meglio per lo sviluppo delle relazioni bilaterali, per creare risultati positivi e salvaguardare la pace e la stabilità nel mondo.

Il dottor Qian Yaxu del Centro per gli studi regionali e nazionali della Southwest JiaotongUniversity in Cina ha dichiarato in un’intervista alla Russian Satellite News Agency che nell’incontro con il ministrp della Difesa, Li Shangfu, la dichiarazione di Kissinger rappresentava le opinioni di alcuni politici statunitensi dell’opposizione.

Sicuramente nei dialoghi fra Kissinger e XiJinping si è anche trattato della guerra Russia-Ucraina, in quanto Kissinger – evitando il politicamente corretto pro-Zelens’kyj dei governi bianchi esportatori di armi – ha una sua ben precisa posizione tenuta al Forum di Davos nel gennaio 2023.

La prima affermazione controcorrente di Kissinger è che la Russia è Europa e che è un errore fare in modo che si rivolga all’Asia. È così da quando, all’inizio del sec. XVIII secolo, lo zar Pietro I prese la decisione di dare priorità alla sua espansione verso occidente, sviluppando la capacità navale e il modello educativo, culturale e militare europeo, e sconfiggendo la Svezia, che era il suo più importante avversario in occidente.

Da allora, sebbene la Russia sia una potenza geograficamente eurasiatica, il centro di gravità dei suoi conflitti è stato ad ovest, con poche eccezioni, come la guerra russo-giapponese (1904-1906). La storia ha dimostrato che i tentativi di invasione della Russia da parte dell’Ordine Teutonico – sec. XIII, sconfitti da Sant’Aleksander Nevskij – della Svezia (secc. XIV, XV, XVI, XVII, XVIII e XIX), di Napoleone (sec. XIX) e della Germania nelle due guerre mondiali del sec. XX hanno fatto ben capire alla Russia i suoi nemici europei, specie nei ruoli rilevanti nella definizione del conflitto. Secondo Kissinger, questa situazione non è cambiata e sarebbe un errore isolare la Russia dall’Europa, volgendola così verso l’Asia.

Ciò implica accettare che per la visione geopolitica russa le ex repubbliche sovietiche come Estonia, Lettonia e Lituania (baltiche) e Bielorussia, Ucraina (fuori o un domani dentro la NATO) e Moldavia, siano un’area di interesse strategico che svolge un ruolo rilevante tra la Russia e l’Europa centro-occidentale: un’auspicata futura zona cuscinetto di stabilità. Trovare forme di convivenza nel continente europeo diventa, in questa visione, la chiave della sicurezza intraoccidentale.

Da questa prospettiva, l’obiettivo della NATO – a parere di Kissinger – sarebbe di prevenire la guerra e non farla. Al contrario, è esplicita l’attuale intenzione sia di Washington che di Bruxelles – e delle, aggiungiamo noi, varie colonie con alla testa giganti economici, nani politici e vermi militari – di porre fine al potere della Russia, togliendole la capacità bellica. È il tipo di situazione che l’attuale dottrina della sicurezza di Mosca considera un «rischio per l’esistenza dello Stato russo» come predetto la Storia ci ha evidenziato in 782 anni.

Kissinger ha anche sostenuto la necessità di evitare di spingere la Russia in un’alleanza con la RP della Cina. Il recente viaggio (maggio 2023) del presidente Biden in Giappone e Corea del Sud – due alleati chiave di Washington nell’Indo Pacifico – ha esemplificato questo rischio con fatti concreti. Aerei militari provenienti da Russia e RP della Cina hanno pattugliato congiuntamente Taiwan, in chiara risposta al significato della provocatoria visita dell’instabile presidente statunitense, che ha avanzato più della tradizionale posizione del suo Paese, in termini di supporto militare a Taiwan in caso di attacco, nonostante la predetta posizione formale degli Stati Uniti d’America nel Comunicato di Shanghai del 1972.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, essa è solo un magazzino di vendita armi.

Giancarlo Elia Valori